La pratica che propongo è semplice, accessibile e centrata sull’ascolto.
Non è una sequenza da eseguire, ma uno spazio in cui entrare in relazione con il corpo, il respiro e la mente. Uno spazio in cui la consapevolezza matura.
Le domande fondamentali
Ma che cosa è la consapevolezza?
E come si rivelano e riversano i raggiungimenti della consapevolezza nella vita, nel dolore, nella morte?
Che significato ha quindi esistere?
Gli ambiti della pratica
Hatha Yoga: Shatkarman, Asana, Mudra e Bandha, Pratyahara, Pranayama, Dhyana, Samadhi
Lo Hatha Yoga è un supporto fondamentale per tutti i tipi di Yoga. E’ una guida pratica su come purificare, donare forza, sviluppare la fermezza, accogliere la quiete, entrare nel sottile respiro e vedere più chiaramente, in profondità, se stessi. I primi maestri sono stati per me Giorgio Riberto e Gabriella Pasti.
Yoga classico o Raja Yoga: Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana, Samadhi
Lo Yoga Classico è basato sul testo più famoso dello Yoga: Gli Yoga Sutra di Patanjali in cui vengono descritti, in 195 versi essenziali, il vissuto del percorso yogico e i mezzi di realizzazione. Le scuole principali che ho avuto la fortuna di seguire sono quella di: Jamuna Prasad Mishra, Antonio Nuzzo (allievo di retto di André Van Lysebeth), Giulio Di Furia, Beatrice Benfenati, Franco Bertossa (allievi diretti di Gérard Blitz).
Kriya Yoga: qual’è la mia natura essenziale?
Si tratta di 20 pratiche formalizzate dal Maestro Satyananda Saraswati che costituiscono un percorso preciso verso la meditazione. Ho avuto la fortuna di aver imparato dal Maestro Antonio Nuzzo le tecniche e le coltivo costantemente.
Yoga Nidra: qual’è il mio desiderio guida?
Questa disciplina conduce alla scoperta degli stati profondi del dialogo mente-cuore attraverso un rilassamento guidato. Inserendosi in maniera vigile fra lo stato di sonno e di veglia e nell’abbandono favorito dalla posizione di Savasana si attiva il Sankalpa, l’intenzione, l’aspirazione di che definisce gli orizzonti di vita.
Antar Mouna (Silenzio Interiore): esiste il silenzio?
Nella quiete della posizione seduta e stabile si osservano i messaggi del corpo, cercando continuamente di ritornare sulla capacità della nostra mente di osservare quale testimone dei fatti percepiti. Procedendo focalizzandosi sul respiro e sui pensieri ci si ritrova in uno stato centrato, vigile, imperturbato.
Mantra Yoga: strumento per la mente.
Personalmente lo pratico e insegno proprio con questa accezione: raccogliere la mente nello spazio di se stessa. I mantra (frasi o parole sanscrite con un significato logico) o bija mantra (sillabe sanscrite senza apparente significato) cantati, parlati, sussurrati, pensati conducono la mente stessa verso uno stato al di là della logica in cui l’osservazione rimane focalizzata sull’esperienza in atto.
Un esempio è la tecnica ajapa-japa in cui la consapevolezza si sofferma costantemente e senza sforzo sul mantra (so-ham) fino all’emersione del vissuto di Sé.
Meditazione: Un luogo dove studiarsi e indagare l’esistenza.
Viene praticata con un percorso della coscienza dalla sfera esperienziale attorno, alla linea centrale del sentire fino ai punti significativi dell’esperienza.
Sull’onda della tradizione Buddhista viene praticata la meditazione Vipassana (vedere chiaramente) e la Anapanasati o consapevolezza sul respiro fino al punto di ripiegare sulla stessa consapevolezza (Satipatthana).
Quindi:
Ma che cosa è la consapevolezza?
E come si rivelano e riversano i raggiungimenti della consapevolezza nella vita, nel dolore, nella morte?
Che significato ha quindi esistere?
Per seguire il filo di queste domande mi rivolgo agli insegnamenti dell’associazione A.S.I.A. del Maestro Franco Bertossa.

